21 Settembre 2026 · Brixia Sustainability
I Bilanci di Sostenibilità pubblicati dalle Aziende vengono davvero letti? I dati dicono di sì
I dati di navigazione mostrano che i report di sostenibilità attirano un interesse paragonabile alle informazioni finanziarie, coinvolgendo una pluralità di stakeholder. Anche per le PMI non soggette alla CSRD esiste una domanda concreta di informazioni ESG da parte di clienti, banche, investitori e altri interlocutori. La rendicontazione di sostenibilità può quindi rappresentare, oltre gli obblighi normativi, uno strumento utile per organizzare e comunicare informazioni rilevanti per il mercato.
Chi legge un Bilancio di Sostenibilità? Ma prima ancora: qualcuno lo legge davvero?
Sono domande tutt’altro che banali, soprattutto in una fase in cui il dibattito sulla sostenibilità aziendale è fortemente condizionato dalla semplificazione della normativa europea e dal ridimensionamento del perimetro della CSRD.
Un nuovo studio offre però una risposta interessante, perché non si basa su interviste o dichiarazioni di intenti: osserva direttamente come le persone consultano online i report aziendali.
La ricerca Demand for sustainability disclosures: evidence from web-tracking data of CSRD reports, realizzata da Lea Hagemeier e Maximilian A. Müller dell’Università di Colonia e pubblicata nel 2026 su Accounting and Business Research, ha analizzato i dati di navigazione relativi ai primi report CSRD/ESRS di otto grandi imprese europee. Il campione comprende oltre 100.000 visitatori e più di 400.000 visualizzazioni di pagina nei tre mesi successivi alla pubblicazione dei documenti.
Il risultato è significativo: le informazioni di sostenibilità attirano un livello di attenzione paragonabile a quello delle informazioni finanziarie. E, quando gli utenti entrano nelle sezioni ESG, tendono anche a interagire con quei contenuti in maniera più intensa.
Sostenibilità e informazioni finanziarie: un interesse molto più equilibrato del previsto
Nei report esaminati, le informazioni di sostenibilità rappresentano mediamente il 45% delle pagine, mentre quelle finanziarie incidono per circa il 42%.
Anche le visualizzazioni seguono una distribuzione sorprendentemente equilibrata: il 38,1% riguarda le pagine dedicate alla sostenibilità, contro il 37% delle sezioni finanziarie.
In cinque degli otto report analizzati, le pagine ESG raccolgono addirittura una quota di visualizzazioni superiore rispetto ai contenuti finanziari. E in nessuno dei casi osservati l'interesse per la sostenibilità scende sotto il 21,5% delle visualizzazioni.
Il campione è certamente limitato e gli stessi autori invitano alla cautela nel generalizzare i risultati. L'evidenza raccolta mette però in discussione un'idea piuttosto diffusa: quella del report di sostenibilità come documento prodotto principalmente per rispondere a un obbligo normativo e destinato, una volta pubblicato, a essere consultato da pochi addetti ai lavori.
Chi entra nelle pagine ESG dedica più tempo alla lettura
C'è un altro dato particolarmente interessante.
La permanenza media nelle sezioni dedicate alla sostenibilità è di 2 minuti e 58 secondi, rispetto ai 2 minuti e 25 secondi trascorsi sulle pagine finanziarie. Una differenza di circa mezzo minuto che, secondo l'analisi statistica condotta dagli autori, risulta significativa.
Anche il numero di interazioni effettuate durante la sessione è maggiore nelle sezioni ESG.
La spiegazione non sembra risiedere semplicemente nella quantità di testo: le sezioni finanziarie e quelle di sostenibilità risultano comparabili per numero di parole, leggibilità e presenza di elementi grafici.
Una possibile chiave di lettura è invece la natura maggiormente narrativa delle informazioni ESG, che raccontano aspetti differenti dell'impresa: ambiente, persone, organizzazione, rischi, strategie, obiettivi e relazioni con il territorio.
Interessante è anche il punto da cui parte la consultazione. Tra gli utenti che accedono direttamente a una delle sezioni principali del report, il 42,7% inizia dalla sostenibilità, contro il 29,6% che parte dalle informazioni finanziarie e il 27,7% dalle informazioni generali.
Il Bilancio di Sostenibilità, quindi, può essere una vera e propria porta di ingresso alla conoscenza dell'impresa.
Clima e persone attirano maggiormente l'attenzione
Non tutti i temi ESG vengono consultati allo stesso modo.
Tra gli argomenti ambientali, il cambiamento climatico concentra il 22% delle visite e circa il 25% del tempo di lettura, pur rappresentando il 17% dei contenuti.
Sul fronte sociale emerge invece un forte interesse per le informazioni relative alla forza lavoro, che raccolgono circa il 24% delle visite e del tempo trascorso sulle sezioni sociali.
Nel complesso, gli utenti rimangono per oltre tre minuti sulle sezioni ambientali, circa 2 minuti e 50 secondi su quelle sociali e meno di due minuti sui contenuti relativi alla governance.
Questi dati offrono uno spunto utile anche per chi progetta e redige i report: la struttura del documento, la navigabilità e la capacità di rendere facilmente individuabili le informazioni possono incidere concretamente sulla loro fruizione.
Un Bilancio di Sostenibilità non dovrebbe quindi essere pensato esclusivamente come un insieme ordinato di disclosure. Deve permettere a stakeholder con esigenze differenti di trovare rapidamente le informazioni che stanno cercando.
Ma chi sono i lettori?
Forse il risultato più interessante dello studio riguarda proprio la composizione del pubblico.
Le sezioni finanziarie mantengono una forte vocazione internazionale e una presenza rilevante degli investitori, che rappresentano il 37,8% dei lettori rilevati attraverso il questionario volontario utilizzato nello studio.
Nelle sezioni dedicate alla sostenibilità, invece, gli investitori rappresentano il 18,3% del pubblico. A emergere sono soprattutto i dipendenti, con il 32,6%, e gli esperti di sostenibilità, con il 18,1%.
A questi si aggiungono partner commerciali, candidati, studenti, rappresentanti dei media, ONG e altri soggetti interessati all'attività dell'impresa.
Anche geograficamente emerge una differenza: mentre le informazioni finanziarie attirano un pubblico maggiormente internazionale, il 40,6% dei visitatori delle sezioni di sostenibilità proviene dal Paese in cui ha sede l'impresa.
Il report ESG sembra quindi svolgere una funzione diversa dal tradizionale reporting finanziario: racconta l'impresa a una platea più ampia e più vicina alla sua attività quotidiana.
Ed è proprio questa pluralità di interlocutori a richiamare uno dei principi alla base della rendicontazione europea: fornire informazioni utili a comprendere gli impatti dell'impresa sulle persone e sull'ambiente e, allo stesso tempo, i rischi e le opportunità che i temi di sostenibilità possono generare per l'azienda.
La domanda di informazioni ESG non sembra dipendere soltanto dagli obblighi normativi
Il dato assume ancora maggiore significato se confrontato con altre ricerche.
La Global Sustainability Reporting Survey 2025 di PwC, condotta su 496 aziende in 40 Paesi e territori che hanno già rendicontato o prevedono di farlo secondo CSRD o ISSB, mostra che circa il 40% delle imprese interessate dal rinvio della CSRD intende posticipare la rendicontazione obbligatoria, mentre una quota analoga prevede di continuare secondo le tempistiche originariamente programmate, anche quando non sarebbe più tenuta a farlo.
Dietro questa scelta rimane la richiesta di informazioni proveniente da investitori, clienti e altri stakeholder.
La stessa ricerca rileva inoltre che oltre due terzi delle aziende che hanno già rendicontato secondo CSRD o ISSB dichiarano di avere ottenuto un valore significativo o moderato, oltre alla semplice compliance, dai dati e dalle informazioni raccolte durante il processo di reporting.
Le aziende che riescono a estrarre maggior valore da questi dati tendono a utilizzarli anche nelle decisioni aziendali: strategia, gestione dei rischi, supply chain, investimenti e trasformazione della forza lavoro.
Il punto, quindi, non riguarda solamente chi legge il documento una volta pubblicato. Riguarda anche quale patrimonio informativo viene costruito dall'impresa durante il percorso necessario per arrivare alla sua redazione.
Meno dati obbligatori non significa meno interesse per la sostenibilità
Il tema è particolarmente attuale alla luce della revisione europea della normativa.
Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la revisione degli ESRS, nell'ambito del percorso di semplificazione avviato con il pacchetto Omnibus I. I nuovi standard riducono di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo dei datapoint, con l'obiettivo dichiarato di diminuire gli oneri amministrativi mantenendo informazioni di sostenibilità di qualità.
Parallelamente, è stato previsto un riferimento volontario per le imprese più piccole escluse dal perimetro CSRD, proprio per facilitare la risposta alle richieste informative provenienti da grandi imprese e istituzioni finanziarie.
La direzione che emerge è quindi quella di una rendicontazione più proporzionata e focalizzata sulle informazioni realmente rilevanti, piuttosto che l'abbandono dell'informazione ESG.
Ed è una distinzione importante anche per le PMI.
Essere fuori dal perimetro di un obbligo normativo non significa necessariamente essere fuori dai flussi informativi della sostenibilità. Banche, clienti, grandi imprese, partner commerciali e altri stakeholder possono continuare ad avere bisogno di dati ambientali, sociali e di governance per le proprie valutazioni e decisioni.
E per le PMI che pubblicano volontariamente il Bilancio di Sostenibilità?
Lo studio sui report CSRD riguarda grandi imprese e non consente quindi di affermare che gli stessi comportamenti di lettura si verifichino anche per i Bilanci di Sostenibilità pubblicati volontariamente dalle PMI. Su questo specifico aspetto mancano ancora analisi basate sui dati di navigazione altrettanto dettagliate.
Esistono però altre evidenze che meritano attenzione. Una ricerca condotta per la Commissione europea su 348 PMI ha rilevato che il 48% aveva già ricevuto richieste di dati ESG da almeno uno stakeholder. La percentuale raggiungeva l'80% nel caso delle medie imprese. Tra i soggetti che richiedevano queste informazioni figuravano soprattutto imprese clienti, Pubblica Amministrazione e assicurazioni.
È proprio questa domanda di informazioni proveniente dal mercato che ha contribuito alla nascita del VSME, lo standard volontario europeo pensato per permettere alle PMI di rispondere in maniera più semplice e strutturata alle richieste di banche, investitori, grandi imprese e altri partner commerciali.
Per una PMI, quindi, la scelta di pubblicare volontariamente un Bilancio di Sostenibilità può avere una funzione molto concreta: mettere a disposizione di clienti, banche, dipendenti, partner e altri stakeholder un patrimonio di informazioni che, in molti casi, questi soggetti stanno già cercando o richiedendo direttamente all'impresa.
La rendicontazione volontaria assume così un significato diverso dall'adempimento normativo: diventa uno strumento attraverso cui l'impresa organizza, rende accessibili e comunica informazioni utili ai propri interlocutori.
Conclusioni
I dati sulla lettura dei report aggiungono un elemento importante alla riflessione sul ruolo del Bilancio di Sostenibilità.
Il report viene letto quando contiene informazioni che qualcuno ha interesse a conoscere.
Per questo la sua efficacia dipende molto da ciò che esiste prima della pubblicazione: dati affidabili, obiettivi definiti, KPI coerenti, politiche aziendali, analisi degli impatti, dialogo con gli stakeholder e una strategia capace di collegare sostenibilità e gestione dell'impresa.
Il Bilancio di Sostenibilità diventa così il momento in cui questo percorso viene organizzato, reso trasparente e raccontato all'esterno.
E sapere che dall'altra parte ci sono persone che quelle pagine le cercano, le leggono e vi dedicano tempo rende ancora più importante scegliere cosa raccontare, come raccontarlo e soprattutto costruire a monte qualcosa che valga la pena raccontare.
Fonti principali
- 🌐 Hagemeier L., Müller M.A., “Demand for sustainability disclosures: evidence from web-tracking data of CSRD reports”, Accounting and Business Research, 2026 – https://doi.org/10.1080/00014788.2026.2631933
- 🌐 TRR 266 Accounting for Transparency, Demand for sustainability disclosures – https://www.accounting-for-transparency.de/publications/demand-for-sustainability-disclosures/
- 🌐 PwC, Global Sustainability Reporting Survey 2025 – https://www.pwc.com/gx/en/issues/esg/global-sustainability-reporting-survey.html
- 🌐 European Commission, Commission adopts revised sustainability reporting standards, 3 luglio 2026 – https://finance.ec.europa.eu/news/commission-adopts-revised-sustainability-reporting-standards-2026-07-03_en

