7 Settembre 2026 · Brixia Sustainability
Rating ESG: chi valuta le imprese? La nuova mappa europea dei provider – II parte
La nuova regolamentazione europea dei rating ESG rende più trasparente un mercato composto da numerosi provider, metodologie e criteri di valutazione differenti. Uno stesso soggetto può quindi ricevere valutazioni diverse: per interpretare correttamente un rating è fondamentale capire cosa misura, come viene costruito e quali dati utilizza perchè per le imprese diventa centrale disporre di informazioni ESG strutturate, affidabili e tracciabili, utili per rispondere alle valutazioni di banche, clienti, filiere e altri stakeholder.
Nel precedente approfondimento dedicato ai rating ESG abbiamo analizzato le nuove regole europee e chiarito un aspetto fondamentale: quando si parla di sostenibilità aziendale non esiste un unico rating ESG universalmente valido, né un “certificato ESG” capace di sintetizzare in modo univoco la sostenibilità di un'impresa.
A distanza di pochi mesi, il quadro europeo comincia a diventare molto più concreto. Con l'applicazione del Regolamento (UE) 2024/3005 dal 2 luglio 2026 e la pubblicazione da parte di ESMA delle prime liste dei provider, è possibile osservare più da vicino chi sono i soggetti che attribuiscono i rating ESG e quanto sia articolato questo mercato.
La fotografia che emerge è interessante soprattutto per le imprese: dietro la definizione generica di “rating ESG” convivono operatori, metodologie e modelli di valutazione differenti.
Oltre 100 operatori hanno già notificato la propria attività a ESMA
Il nuovo Regolamento europeo affida a ESMA – European Securities and Markets Authority la supervisione diretta dei provider di rating ESG che operano nell'Unione europea. Le prime liste pubblicate dall'Autorità mostrano già le dimensioni del fenomeno.
Al 13 agosto 2026 risultavano 13 piccoli provider registrati nell'ambito del regime temporaneo previsto dall'articolo 5, mentre la lista degli operatori che hanno notificato a ESMA l'intenzione di continuare a operare nel mercato europeo comprende oltre 100 soggetti.
È importante distinguere le due situazioni. La presenza nell'elenco delle notifiche non equivale infatti a un'autorizzazione già conclusa: rappresenta un passaggio del regime transitorio previsto dalla normativa.
Tra gli operatori che hanno effettuato la notifica figurano nomi internazionali molto conosciuti nel settore della finanza e dell'analisi ESG, accanto a numerosi provider europei e nazionali.
L'Italia ha un ruolo particolarmente significativo
Un elemento interessante riguarda proprio il nostro Paese.
Secondo la fotografia pubblicata a fine agosto da ESMA e analizzata da ESGnews, 21 operatori italiani figurano tra i soggetti che hanno notificato la propria attività, il numero più elevato tra i Paesi dell'Unione europea; la Germania segue con 18.
Tra i provider italiani compaiono realtà come Cerved ESG Ratings, Crif Synesgy Ratings, Standard Ethics Europe, Ecomate, FidESG, Asacert, Modefinance ESG, MicroFinanza Rating e altri operatori specializzati.
Quattro provider italiani – Asacert, Ecomate, FidESG e Standard Ethics Europe – risultavano inoltre già registrati al 13 agosto nell'ambito del regime temporaneo dedicato ai piccoli provider.
Si sta quindi delineando un mercato europeo molto più articolato di quanto possa apparire quando si utilizza genericamente l'espressione “rating ESG”.
Ma tutti questi provider misurano la stessa cosa?
È probabilmente questa la domanda più interessante.
Un rating ESG può valutare aspetti differenti: l'esposizione dell'impresa ai rischi di sostenibilità, gli impatti generati sull'ambiente e sulla società, specifici fattori ambientali, sociali o di governance oppure una combinazione di questi elementi.
Anche la Commissione europea distingue tra rating aggregati E, S e G, valutazioni riferite a singoli fattori o sotto-fattori, approcci basati sulla doppia materialità o su una sola prospettiva di materialità e modelli fondati sull'analisi dei dati oppure sull'intervento di analisti.
Di conseguenza, due provider possono osservare la stessa azienda e arrivare a valutazioni differenti senza che necessariamente uno dei due rating sia “sbagliato”.
Possono essere diverse le domande alle quali stanno cercando di rispondere.
Perché i rating ESG possono essere così diversi?
La divergenza tra rating ESG è stata analizzata anche dalla ricerca accademica.
Uno degli studi più citati sul tema, Aggregate Confusion: The Divergence of ESG Ratings, pubblicato sulla Review of Finance, ha confrontato le valutazioni di sei importanti agenzie individuando tre principali fonti di divergenza:
- ➡️ scope, cioè quali aspetti ESG vengono effettivamente presi in considerazione;
- ➡️ measurement, cioè come viene misurato uno stesso fenomeno;
- ➡️ weight, vale a dire quale peso viene attribuito ai diversi indicatori nella valutazione finale.
Secondo lo studio, la componente più rilevante della divergenza deriva proprio dalle modalità di misurazione (56%), seguita dalla diversa selezione degli aspetti valutati (38%). Il peso attribuito ai singoli fattori spiega invece una quota decisamente inferiore, pari al 6%.
È un dato utile per comprendere perché il confronto tra due rating ESG richieda cautela: lo stesso punteggio può nascondere logiche di costruzione molto diverse e, viceversa, punteggi differenti possono derivare da differenti metodologie di analisi.
Cosa cambia allora con il nuovo Regolamento europeo?
L'obiettivo dell'Europa non è uniformare tutti i rating ESG fino a ottenere un unico voto valido per qualsiasi finalità.
Il punto centrale è un altro: rendere più trasparente il modo in cui quel voto viene costruito.
Il Regolamento (UE) 2024/3005 introduce requisiti specifici sulla governance e sull'indipendenza dei provider, sulla gestione dei conflitti di interesse e sulla trasparenza delle metodologie utilizzate.
I provider devono fornire informazioni che consentano di comprendere, tra gli altri aspetti, gli obiettivi del rating, le metodologie e i modelli utilizzati, le principali ipotesi adottate, le fonti dei dati e i limiti dell'analisi.
Il sistema europeo sembra quindi orientarsi verso un principio importante: la comparabilità non passa necessariamente dall'avere tutti lo stesso rating, ma dalla possibilità di capire che cosa quel rating sta effettivamente misurando e come è stato ottenuto.
Rating ESG e PMI: perché il tema riguarda anche le imprese non quotate
I rating ESG vengono spesso associati ai mercati finanziari e alle grandi società quotate. Il tema, tuttavia, interessa progressivamente anche il tessuto delle PMI.
Banche, clienti, grandi imprese capofiliera, investitori e altri stakeholder possono utilizzare informazioni e valutazioni ESG all'interno dei propri processi decisionali. Per un'impresa diventa quindi importante conoscere chi sta effettuando la valutazione, con quale metodologia, sulla base di quali dati e per quale finalità.
Un rating può infatti privilegiare la gestione dei rischi finanziari legati alla sostenibilità; un altro può concentrarsi maggiormente sugli impatti ambientali e sociali; altri ancora possono essere costruiti per rispondere alle esigenze di specifiche filiere o categorie di utilizzatori.
La domanda da porsi, quindi, non dovrebbe essere semplicemente:
“Qual è il nostro rating ESG?” ma piuttosto: “Che cosa sta misurando questo rating ESG?”
Il ruolo dei dati aziendali
C'è infine un altro aspetto che merita attenzione.
Qualunque metodologia venga utilizzata, la qualità della valutazione dipende inevitabilmente anche dalla qualità, disponibilità e tracciabilità delle informazioni ESG dell'impresa.
Consumi energetici, emissioni, gestione dei rifiuti, sicurezza sul lavoro, composizione della forza lavoro, politiche di governance, sistemi di controllo, obiettivi e risultati: la capacità di raccogliere questi dati in maniera strutturata rende l'azienda più preparata a rispondere alle richieste provenienti dal mercato.
Da questo punto di vista, rendicontazione di sostenibilità e rating ESG svolgono funzioni differenti, ma dialogano tra loro. Un sistema di reporting ben organizzato costruisce una base informativa che può essere utilizzata anche nei rapporti con banche, clienti, filiere e soggetti che effettuano valutazioni ESG.
Conclusioni
La nuova mappa ESMA restituisce un'immagine molto chiara: il mercato dei rating ESG è ampio, diversificato e composto da operatori con caratteristiche differenti.
Il Regolamento europeo non cancella questa pluralità. Cerca piuttosto di darle regole più chiare, introducendo supervisione, trasparenza metodologica, requisiti di governance e strumenti per gestire i conflitti di interesse.
Per le imprese questo significa imparare a leggere i rating ESG con maggiore consapevolezza. Il valore di un rating non sta semplicemente nella lettera, nel numero o nel punteggio ottenuto, ma nella capacità di comprenderne il perimetro, la metodologia e la finalità.
Ed è probabilmente proprio questa la direzione verso cui si sta muovendo il mercato europeo: passare dalla ricerca di un generico “bollino ESG” a valutazioni più trasparenti, leggibili e coerenti con l'utilizzo che ne viene fatto.
Fonti principali
- 🌐 ESMA – ESG Rating Providers, registro e informazioni sul nuovo regime di supervisione dei provider
- 🌐 European Commission – ESG Rating Activities, quadro normativo e caratteristiche dei rating ESG
- 🌐 ESGnews, “Rating ESG, ecco chi sono le agenzie di rating ESG europee nella nuova mappa ESMA”, 2026
- 🌐 Regolamento (UE) 2024/3005 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla trasparenza e l'integrità delle attività di rating ESG
- 🌐 Berg, F.; Kölbel, J.F.; Rigobon, R., “Aggregate Confusion: The Divergence of ESG Ratings”, Review of Finance, Oxford University Press, 2022

