18 Maggio 2026 · Brixia Sustainability

ESRS e ISSB: perché la doppia materialità resta centrale nel modello europeo di sostenibilità

La revisione degli ESRS conferma la volontà dell’Unione europea di semplificare il reporting di sostenibilità senza abbandonare il principio della doppia materialità. L’Europa mantiene così un approccio più ampio rispetto agli standard ISSB, considerando non solo i rischi ESG per l’impresa, ma anche gli impatti dell’impresa su ambiente e società. Per le aziende, la sostenibilità resta quindi uno strumento strategico di governance e gestione del rischio, oltre che di rendicontazione.

Negli ultimi mesi il dibattito internazionale sulla rendicontazione di sostenibilità si è concentrato su un tema molto importante: l’eventuale convergenza tra gli standard europei ESRS, introdotti dalla CSRD, e gli standard ISSB sviluppati a livello internazionale.

La recente proposta di revisione degli ESRS pubblicata dalla Commissione europea sembra però confermare una direzione precisa: l’Europa vuole semplificare gli obblighi di reporting, ma senza rinunciare alla propria visione della sostenibilità, fondata sul principio della doppia materialità.

Ma cosa significa concretamente tutto questo per le aziende? E perché questo tema è così rilevante anche per le PMI che oggi si avvicinano volontariamente alla sostenibilità?

 

ESRS e ISSB: due approcci diversi alla sostenibilità

Per comprendere il dibattito è utile partire da una distinzione fondamentale.

Gli standard ISSB (International Sustainability Standards Board) nascono con un approccio principalmente finanziario e orientato agli investitori. L’obiettivo è aiutare il mercato a comprendere in che modo i temi ESG possano influenzare il valore economico dell’impresa.

Gli ESRS europei, invece, adottano un approccio più ampio. Non si limitano a chiedere:

  • ❓ “Quali rischi ESG possono impattare sull’azienda?”

ma anche:

  • ❓ “Quali impatti genera l’azienda su ambiente, persone e territorio?”

È questo il cuore della doppia materialità.

 

Cos’è la doppia materialità

La doppia materialità rappresenta uno degli elementi distintivi della normativa europea sulla sostenibilità.

Da un lato si analizzano i rischi e le opportunità che possono influenzare le performance economiche dell’impresa. Dall’altro si valutano gli impatti che le attività aziendali producono verso l’esterno. In pratica, un’azienda non viene osservata soltanto per ciò che “subisce” dal contesto ESG, ma anche per ciò che “genera”.

Per esempio:

  • ➡️ il cambiamento climatico può rappresentare un rischio economico per un’impresa;
  • ➡️ ma allo stesso tempo le emissioni dell’impresa rappresentano un impatto sul clima.

Questa impostazione rende il reporting europeo più articolato, ma anche più vicino a una logica di sostenibilità integrata nella strategia aziendale.

 

La revisione degli ESRS: meno datapoint, ma stessa impostazione

La proposta di revisione della Commissione europea introduce diverse semplificazioni operative.

Tra le principali novità troviamo:

  • ✔️ una forte riduzione dei datapoint richiesti;
  • ✔️ maggiore flessibilità nella raccolta dati lungo la catena del valore;
  • ✔️ alleggerimenti su alcune disclosure più complesse;
  • ✔️ semplificazioni nella presentazione delle informazioni.

L’obiettivo dichiarato è ridurre l’onere amministrativo per le imprese, soprattutto in una fase in cui molte organizzazioni stanno affrontando per la prima volta percorsi strutturati di rendicontazione ESG.

Tuttavia, la Commissione non ha accolto le richieste di chi auspicava una piena integrazione tra ESRS e ISSB.

 

Perché non nasce un framework unico globale

Negli ultimi mesi diverse grandi aziende internazionali avevano spinto per una convergenza più forte tra i due sistemi.

Una maggiore armonizzazione avrebbe consentito di:

  • ▪️ridurre duplicazioni;
  • ▪️evitare reporting paralleli;
  • ▪️semplificare la compliance internazionale.

Ma l’Europa ha scelto di preservare la propria autonomia normativa.

Il timore di molti stakeholder europei era che un allineamento troppo spinto verso ISSB potesse ridurre il peso della materialità d’impatto, privilegiando esclusivamente le informazioni considerate rilevanti per gli investitori.

In altre parole, il rischio percepito era quello di trasformare il reporting ESG in un sistema prevalentemente finanziario, perdendo la dimensione più ampia legata agli impatti ambientali e sociali.

 

Cosa cambia concretamente per le aziende

Per le imprese europee questo significa che:

  • ▪️gli ESRS resteranno il riferimento centrale per la rendicontazione CSRD;
  • ▪️la doppia materialità continuerà ad essere un elemento chiave;
  • ▪️chi vorrà dichiararsi conforme anche agli standard ISSB dovrà probabilmente integrare ulteriori disclosure.

Per le PMI che oggi affrontano la sostenibilità in modo volontario, però, il messaggio più importante è un altro.

La sostenibilità non deve essere vista soltanto come un esercizio di compliance normativa, ma come uno strumento di governance, gestione del rischio e costruzione di valore nel lungo periodo.

Ed è proprio la logica della doppia materialità ad aiutare le aziende a sviluppare questa visione più strategica.

 

Conclusioni

La revisione degli ESRS dimostra che l’Europa sta cercando un equilibrio delicato: semplificare gli obblighi di reporting senza rinunciare alla propria idea di sostenibilità.

Il principio della doppia materialità resta quindi centrale e continua a rappresentare uno degli elementi che distinguono il modello europeo rispetto agli standard internazionali più orientati alla dimensione finanziaria.

Per le aziende, soprattutto per quelle che stanno iniziando oggi un percorso ESG, questo significa comprendere che la sostenibilità non riguarda soltanto numeri e indicatori, ma anche la capacità di leggere il proprio ruolo all’interno dell’economia, del territorio e della società.

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