1 Giugno 2026 · Brixia Sustainability
Rating ESG: cosa cambia con le nuove regole europee e perché non esiste un unico certificato ESG
Le nuove regole europee sui rating ESG non introdurranno un rating unico o un “certificato ESG” valido per tutte le imprese, ma disciplineranno i soggetti che elaborano queste valutazioni. ESMA vigilerà sui provider di rating per garantire maggiore trasparenza, indipendenza e comparabilità delle metodologie utilizzate. Per le PMI, il vero elemento strategico non sarà ottenere un punteggio specifico, ma costruire una solida strategia di sostenibilità supportata da dati affidabili e da una rendicontazione credibile.
Recentemente il tema dei rating ESG ha assunto un'importanza crescente nel dialogo tra imprese, investitori, istituti finanziari e stakeholder. Sempre più aziende si trovano a confrontarsi con questionari ESG, richieste di informazioni sulla sostenibilità e sistemi di valutazione utilizzati per supportare decisioni di investimento, concessione del credito o qualificazione dei fornitori.
La crescente diffusione di questi strumenti ha tuttavia generato anche una certa confusione. Tra gli equivoci più frequenti vi è la convinzione che esista un unico rating ESG ufficiale oppure che le nuove iniziative normative europee porteranno alla nascita di una sorta di "certificato ESG" valido per tutte le imprese. In realtà, la direzione intrapresa dall'Unione Europea è diversa: l'obiettivo non è creare un rating unico, ma garantire maggiore trasparenza, affidabilità e comparabilità ai soggetti che elaborano queste valutazioni.
Cosa sono i rating ESG
I rating ESG sono valutazioni che analizzano il modo in cui un'organizzazione gestisce gli aspetti ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governance (Governance) della propria attività. Tali valutazioni vengono elaborate da società specializzate che raccolgono dati, informazioni pubbliche, documentazione aziendale e, in alcuni casi, questionari compilati direttamente dalle imprese.
È importante comprendere che un rating ESG non equivale a una certificazione. Una certificazione verifica la conformità a requisiti definiti da uno standard condiviso, mentre un rating rappresenta un giudizio elaborato da un soggetto terzo sulla base di una metodologia proprietaria. Ogni provider può attribuire pesi differenti ai vari fattori ESG, utilizzare fonti informative diverse o adottare criteri di analisi specifici. Per questa ragione la stessa impresa può ottenere valutazioni differenti a seconda dell'agenzia che effettua l'analisi.
Perché non esiste un unico certificato ESG
Proprio la natura stessa dei rating ESG spiega perché non esista oggi, e non esisterà nemmeno in futuro, un certificato ESG unico riconosciuto a livello europeo.
Le disposizioni introdotte dal Regolamento (UE) 2024/3005 non prevedono infatti la creazione di un sistema pubblico di attribuzione dei punteggi né l'introduzione di una metodologia obbligatoria per tutti gli operatori. L'Europa non assegnerà direttamente un rating alle imprese e non definirà una graduatoria ufficiale delle aziende sostenibili.
Continueranno ad operare diversi provider di rating ESG, ciascuno con il proprio approccio metodologico. Ciò che cambierà sarà il quadro regolamentare entro il quale questi soggetti dovranno operare, con l'obiettivo di garantire maggiore chiarezza e affidabilità delle valutazioni.
Il nuovo ruolo di ESMA
Per rispondere alle criticità emerse negli ultimi anni, l'Unione Europea ha attribuito un ruolo centrale ad ESMA (European Securities and Markets Authority), l'autorità europea che vigila sui mercati finanziari.
I documenti recentemente pubblicati dall'Autorità delineano un sistema nel quale i fornitori di rating ESG dovranno ottenere specifiche autorizzazioni per operare nel mercato europeo e dimostrare il rispetto di rigorosi requisiti organizzativi, di governance e di indipendenza. ESMA sarà chiamata a verificare la qualità dei processi adottati dai provider, la trasparenza delle metodologie utilizzate e l'assenza di conflitti di interesse che possano compromettere l'affidabilità delle valutazioni.
L'obiettivo della regolamentazione non è quindi stabilire quale debba essere il rating ESG di una determinata impresa, ma garantire che il processo di valutazione sia costruito su basi solide, verificabili e comparabili.
Maggiore trasparenza per imprese e investitori
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova disciplina riguarda proprio la trasparenza. Il mercato dei rating ESG è stato spesso criticato per la difficoltà di comprendere come vengano attribuiti i punteggi e quali elementi abbiano inciso maggiormente sul giudizio finale.
Le nuove regole introdurranno obblighi informativi più stringenti nei confronti di investitori, imprese valutate e autorità di vigilanza. I provider dovranno rendere maggiormente comprensibili le metodologie utilizzate, spiegare le fonti informative impiegate e dimostrare l'indipendenza dei propri processi decisionali. Questo contribuirà a ridurre la frammentazione del mercato e a rafforzare la fiducia nei sistemi di valutazione ESG.
Cosa cambia concretamente per le PMI
Per le piccole e medie imprese il cambiamento sarà principalmente indiretto ma non per questo meno significativo. I rating ESG sono destinati a diventare sempre più rilevanti nei rapporti con banche, investitori, clienti e grandi gruppi industriali. La qualità delle informazioni fornite dalle aziende e la capacità di dimostrare il proprio percorso di sostenibilità assumeranno quindi un'importanza crescente.
Le nuove regole non elimineranno le differenze tra i diversi sistemi di rating, ma consentiranno alle imprese di comprendere meglio come vengono costruite le valutazioni e quali elementi incidono maggiormente sui risultati ottenuti. In questo contesto, dotarsi di una strategia ESG strutturata, raccogliere dati affidabili e comunicare in modo trasparente le proprie performance rappresenterà un vantaggio competitivo sempre più rilevante.
Bilancio di sostenibilità e rating ESG: due strumenti complementari
Un altro equivoco frequente consiste nel confondere il bilancio di sostenibilità con il rating ESG. I due strumenti hanno finalità differenti, ma possono rafforzarsi reciprocamente.
Il bilancio di sostenibilità è uno strumento di rendicontazione attraverso il quale l'impresa comunica impatti, obiettivi, politiche e risultati in ambito ESG. Il rating ESG è invece una valutazione elaborata da un soggetto esterno sulla base delle informazioni disponibili.
Un bilancio di sostenibilità redatto in modo rigoroso non garantisce automaticamente un determinato punteggio ESG, ma contribuisce a fornire dati affidabili, completi e verificabili, facilitando il lavoro dei soggetti che effettuano le valutazioni e migliorando la qualità delle informazioni disponibili sul mercato.
Conclusioni
Le nuove regole europee sui rating ESG rappresentano un importante passo avanti verso un mercato più trasparente, credibile e comparabile. La normativa non introduce un rating ESG unico né una certificazione ufficiale della sostenibilità delle imprese, ma definisce un quadro di regole volto a garantire maggiore qualità e affidabilità ai soggetti che elaborano queste valutazioni.
Per le imprese, e in particolare per le PMI, il tema centrale non sarà quindi ottenere un presunto "certificato ESG", ma costruire un percorso di sostenibilità concreto e misurabile, supportato da dati affidabili e da una rendicontazione trasparente. In un contesto in cui investitori, banche e clienti attribuiscono crescente importanza alle performance ESG, la capacità di dimostrare il proprio impegno in modo credibile rappresenterà un elemento sempre più strategico per la competitività e la crescita nel lungo periodo.
Fonti principali
- 🌐 Regolamento (UE) 2024/3005 sulla trasparenza e integrità delle attività di rating ESG.
- 🌐 ESMA, Consultation Paper – Guidelines on the endorsement regime under Article 11 of the ESG Rating Regulation, 29 aprile 2026.
- 🌐 Unioncamere Europa, ESG: nuove regole in arrivo per i fornitori di rating ESG.
- 🌐 ESMA, Orientamenti sull'utilizzo di termini ESG o relativi alla sostenibilità nelle denominazioni dei fondi.

